L’inaspettato, l’intelligenza artificiale e la meraviglia del possibile
Nel 1959 fu pubblicata in Italia l’antologia di racconti di fantascienza Le meraviglie del possibile. Fu un volume seminale per la cultura italiana la quale, da quel momento in poi, dovette ammettere che la fantascienza è letteratura sociale e critica e non (soltanto) intrattenimento. Il titolo della raccolta è quasi un manifesto: non è il futuro, la sostanza della fantascienza. È l’indagine sul presente attraverso quel che a partire dal presente possiamo immaginare come sviluppo possibile della società, delle tecnologie e dell’umanità.
“Possibile” significa non scontato e per nulla sicuro. La meraviglia è figlia dell’inaspettato e origina da straordinarie miscele fra quel che possiamo programmare e quel che non possiamo controllare. Tutto questo per dire che sto pensando che l’uso mainstream dei software generativi (LLM) rischia di togliercela o metterla in pericolo, quella meraviglia. Rischia di toglierci o mettere in pericolo la bellezza di quel che potrebbe accadere ma che non siamo sicuri che accada.
O meglio: rischiamo di essere noi a privarci per nostra volontà della meraviglia del possibile ogni volta che chiediamo al software precisione, aderenza al prompt e infiniti dettagli.
C’è chi obietterà che la meraviglia esiste ancora ma è di tipo diverso: è lo stupore del veder materializzata un’intuizione o una curiosità che in assenza di abilità di realizzazione sarebbe stata abortita. Risponderei che uno stupore del genere potrebbe essere in realtà un’illusione. Quel che sperimentiamo ogni volta che una macchina aderisce perfettamente alle nostre richieste è il contrario della meraviglia, dal momento che dal software non desideriamo essere sorpresi e anzi; desideriamo una risposta incastrata alle nostre attese e a quel che già abbiamo in mente. Non veniamo sorpresi, veniamo soddisfatti nell’appagamento di un’aspettativa.
Il punto è che spesso, se non quasi sempre, una manifestazione di creatività è conseguenza di un inciampo e appunto: figlia dell’inaspettato. Quel che troppo di frequente sembriamo dire alle macchine è di eliminare l’inatteso, sottrarci al rischio ma anche alla bellezza del sorprendente e di qualsiasi scartamento di lato.

In qualunque modo la pensiate riguardo ai rischi e alle opportunità dell’applicazione dei software generativi agli ambiti della creatività, fa sempre bene ascoltare gente che di certe cose ne sa a pacchi, ha più volte dimostrato di vederci lungo e generato capolavori. E dunque…
Nota a margine. Qualora non fosse chiaro: i miei ragionamenti riguardano i campi della creatività umanistica e artistica. Chiaro che, estesa ad altri territori, la questione dell’eliminazione dell’inaspettato assume connotati diversi (l’applicazione delle IA alla medicina e agli interventi chirurgici, per dire una a caso).
